Io adoro il week
end.
Lo so, è banale, anche perché alzi la mano che
non ama i fine settimana. Non si lavora, si riposa, ci si prende il tempo per
fare quello che più si ama, ci si prende il tempo per stare con quelli che più
si ama.
Quando ero
giovane a rampante, i fine settimana avevano tutt’altro significato: uscite,
aperitivi, studio, cose varie. Grandi dormite e grandi ciondolamenti in pigiama
per casa. Devo aggiungere che durante gli spumeggianti anni dell’università, il
fine settimana non è che avesse un significato particolare: le lezioni si
tenevano anche di sabato…ma non era un problema. Da studentessa universitaria
era festa tutti giorni. Anzi il sabato sera spesso si stava in casa, giusto per
evitare di uscire quando uscivano tutti. Bei tempi.
Finita l’università,
il week end si è trasformato in un momento di estrema pausa, grande riposo e gran
perdite di tempo, costellate (a volte) da qualche gita qua e là. La domenica
era una specie di ponte tra il sabato sera e il ritorno in ufficio del lunedì.
Oggi che siamo
una famiglia, il week end è il momento in cui facciamo le cose “in famiglia”,
che detto così suona come una gran rottura. E invece è fichissimo. Ragionavo su
questo ieri sera, mentre il bebito dormiva e il tempo era sufficientemente
clemente da permetterci di stare sul balcone a sorseggiare un bicchierino di
Braulio: questa “nuova” concezione delle domeniche in famiglia sarà anche un po’
borghese (per carità) però mi piace assai. E piace anche al papà e al bebito.
I ritmi rallentano, le colazioni si fanno
abbondanti, ci si prende il tempo per baci e coccole, per togliersi il pigiama
il più tardi possibile. Allo stesso modo ci si tiene in attività, si visitano
mostre, si fa un giro in centro, si mangia il gelato.
E poi quando il
tempo ci da una mano (come è stato per questo week end) non possiamo far altro
che essere ancora più felici.
Sabato siamo
andati alla ricerca di una nuova bici-scassata per la mamma (che sarei
io). La bici-scassata è un accessorio
indispensabile in quel di Berna: è quella bicicletta che non metti in garage e
non porti in cantina, che lasci fuori a subirsi le intemperie, che usi per i
piccoli spostamenti quotidiani e che deve essere il meno appetibile possibile per
ladri di biciclette. Dovete sapere, infatti, che Berna è la città Svizzera dove
vengono rubato più biciclette (ben 1826 all’anno, contro le 191 rubate a
Lugano) e dovete sapere anche che anch’io contribuisco mica male alla
classifica con ben tre biciclette rubate (in 5 anni di permanenza). Dopo l’ennesimo
furto subito mi son ritrovata a piedi, ed è per questo che sabato siamo andati
alla Velobörse, ovvero il mercato delle bici usate promosso dall’associazione
Pro Velo (che garantisce che nessuna delle bici vendute è stata rubata…noi ci
crediamo).
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www.pro-velo.ch |
Vi assicuro che è
un’esperienza spassosissima. Un capannone strapieno di bici e strapieno di
gente, un cortile dove provare il bolide scelto e dove ci si può sentire un po’
alla partenza del giro d’Italia. Bici di ogni genere e tipo, buoni affari che
vanno via come il pane.
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www.pro-velo.ch |
Avevo messo gli occhi su una bella Bianchi tutta blu.
Mio marito però mi ha fatto notare che la Bianchi tutta blu ha la possibilità
di non essere rubata attorno allo 0%. E quindi ho optato per una superbici (che
funziona davvero bene), ma che è davvero, davvero brutta. Anche l’occhio vuole
la sua parte, eh!
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Che ne dite...è abbastanza brutta? |
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foto www.annabelle.ch |
Ci tengo a precisare, però, che ne vale davvero la pena e che il gelato, in
terra bernese, resta qualcosa di affascinante ed esotico).
Domenica mattina
non potevamo non concederci un brunch. Sì lo so, è di moda. Anche se in
Svizzera tedesca è un’usanza piuttosto tradizionale. Diciamo che fare il brunch
di domenica può considerarsi un bel passo verso l’integrazione. Mio marito, che
rifugge da tutto ciò che è anche vagamente modaiolo, ha sempre fatto orecchie
da mercante alle mie insistenti proposte
di brunch domenicale. Alla fine ha dovuto cedere. E così ci siamo gustati una
supercolazione all’ora di pranzo, al ristorante del Museo Alpino Svizzero. Se
passate di qui, fateci un salto.
Il Museo Alpino
Svizzero era, fino a qualche anno fa, un luogo impolverato abitato da
stambecchi e marmotte imbalsamate, cimeli di spedizioni alpine e plastici di
montagne molto scenografici. Ci si poteva ammirare, anche, un magnifico Hodler.
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F.Hodler: Aufstieg und Absturz |
Poi ha subito un
super restyling e oggi è un luogo molto fancy che ospita mostre d’arte contemporanea
(sempre a tema alpino, naturalmente) e retrospettive. Ai nonni che ci portavano
i nipotini per vedere i vecchi plastici di Jungfrau, Eiger e Mönch gli è preso
un colpo, ma è il moderno che avanza, che ci vogliamo fare. Hodler, però, è
rimasto!
Dove c’erano gli
animali impagliati oggi c’è un localino molto, ma molto bellino.
Ogni tavolino
ha il nome di una cima alpina e il brunch domenicale è caratterizzato da un
buffet con formaggi (dell’Alpe, ovviamente), birchermüesli, salumi, marmellate
tutti i gusti (alpini).
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www.alpinesmuseum.ch |
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foto www.ronorp.ch |
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foto www.ronorp.ch |
Noi finito il
Brunch alpino, e con la pancia piena piena, ci siamo incamminati verso la
piazza Federale, e lì abbiamo visto il Panorama-Kubus: una specie di
cubo-cabina all’interno del quale viene proiettato il panorama di Berna a 360°,
con l’aggiunta di qualche dettaglio di animazione (così che anche per il bebito
l’esperienza si è trasformata in qualcosa di superdivertente).
Di ritorno verso
casa abbiamo fatto uno stop nel nostro giardino, giusto per fare qualche
lavoretto qua e là e chiacchierando con qualche vicino di casa.
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www.derbund.ch |
E poi, come vi ho
detto, dopo aver cenato con una meravigliosa zuppa di zucca (fatta dal papà), abbiamo
assaporato un bicchierino di Braulio, godendoci l’aria frizzantina.
Ecco. Questi sono
i week end in famiglia che amo follemente…
I weekend in famiglia ti riempiono lo spirito!
RispondiEliminaE' proprio così :-) :-)
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