venerdì 7 marzo 2014

Un po' porno

Di questi tempi mi sento un po’ strana. Diversa, direi. O forse più che diversa, uguale. Uguale a prima. A prima del bebito, s’intende.

E’ come se le montagne russe stiano piano, piano per finire. No, non attorno a me; conciliare casa-lavoro-bambino è sempre un bel casino, credetemi. Sta succedendo dentro di me. Nel senso che sento che sto tornando a essere quella di prima. Capirai che roba! Direte voi. E invece credetemi, è tanta roba. Perché quando si ha un bambino c’è qualcosa che s’innesca in noi e che ci fa irrimediabilmente sentire diverse. Una sorta si tsunami psichico, morale, ormonale. E poi ad un certo punto passa e si ritorna ad essere un po’ come prima. Solo un po’ diverse e con un bambino.
Per farvi un concreto esempio, dovete sapere che io sono stata una grande collezionista di figuracce, di “figür da merda” come si dice dalle mie parti. Non so perché io abbia questa capacità innata di accumulare gaffe, di combinare pasticci e di farmi riconoscere ovunque io vada. Boh! Sono fatta un po’ così. 

La maternità, però, pare avesse contributo un bel po’ ad affievolire questa mia inclinazione. Forse rendendomi improvvisamente più riflessiva, attenta, metodica, responsabile, ordinata. Più mamma, insomma. E quindi meno pasticciona e incline a fare barbine figure. 
Questo fino ad oggi. E questo dimostra che il periodo “mamma metodica e responsabile” sta ormai giungendo al termine, per far largo alla vera me: “Rosi pasticciona e casinara. Che è anche mamma”.

Detto questo, il resto di questo post è vietato ai minori di 18 anni. Se ce ne fossero all’ascolto, ovviamente.

Giusto qualche settimana fa, stavo guardando un documentario sul divano: copertina, tisana e computer. C’è da dire che io adoro i documentari. Ma questo non c’entra. Il documentario in questione parlava di donne e sesso e di come i costumi sessuali delle donne moderne siano “aperti” e molto diversi rispetto ad un tempo. Per farla semplice il documentario trattava di quarantenni arrapate che non disdegnano vibratori, gigolò, visite ai sex shop e film porno. Ora, non pensate che io sia una pervertita! Eh! Mi stavo solo documentando! E devo anche dire che dopo la visione, sono partita con le mie considerazioni, innescando una discussione con il mio compagno. Perché certe robe mi fanno un po’ arrabbiare. Ora, non sono pervertita, ma nemmeno bigotta, eh! Però, non lo so, mi sembra che a volte si tenda a mostrare una visione così distorta della sessualità femminile, cercando di parificarla a tutti costi ai cliché di quella maschile, mettendo in scena cose tipo: “sì, siamo donne cool: andiamo a zoccole, ci piace il night e guardiamo i porno”. Che voglio dire, che palle! Senza contare poi che a volte la vita e l’amore vanno avanti anche senza sesso. Ci sono moltissime persone che hanno momentaneamente interrotto la loro attività sessuale (vedi alla voce “famiglia postparto”), per tutta una serie di ragioni, e magari hanno paura di parlarne. Perché sembra che, in questo mondo, se non sei pervert sei out. E mi viene in mente una citazione da un altro documentario che vidi molto tempo fa “Vogliamo anche le rose”, un film che parlava della storia del femminismo. E c’era una ragazza che disse una cosa che mi colpì molto, una cosa tipo “ormai sembra che se non apri le gambe, non sei una brava compagna”. Insomma per non fare la figura delle frigida e per fare la donna emancipata le devi dar via, anche se magari non c’hai voglia. E siccome adesso la possiamo (e dobbiamo?) dar via easy allora diamoci dentro con la prostituzione maschile e i club privé. Ecco, queste erano le mie considerazioni. Un po’ esagerate, per carità. Ma sono fatta un po’ così. Sta di fatto che nel documentario sulle quarantenni arrapate si parlava anche della prima casa di produzione di porno per donne. In pratica film pornografici pensati espressamente per un pubblico femminile.
E siccome sono curiosa come una scimmia mi sono chiesta “e che succederà mai in questi film porno, per donne?” (che poi voglio dire…che vuoi che succeda! Alla fine tutti si sposano, no? (cit.)

Per farla breve…. mi sono messa a scaricare uno di questi film. Su, dai non fate quelle facce, l’avevo detto che non sono mica bigotta. E poi la mia era una pura e semplice indagine sociologica. E per questo che amo i documentari! Credetemi!
Sta di fatto che mentre sto scaricando il porno, urto accidentalmente la tazza con la tisana (e ve lo ricordate, in questo post dicevo che la tisana è il massimo della sessualità postparto. Niente accade per caso!). La verbena va a finire sulla tastiera del portatile. E qui ritorniamo alla mia innata capacità di creare pasticci: Il computer si scassa, proprio mentre sto scaricando un film porno e ho internet aperto su un sito porno (per donne, eh!). Che bello.
Asciugo il danno con il phon, rifletto molto a lungo sul da farsi e poi porto il portatile in riparazione (di nuovo, tra l’altro).

Ed è così che dopo circa due settimane mi chiamano dal negozio per dirmi che un pezzo del mio computer è stato sostituito e ora tutto funziona a meraviglia. Vado in negozio con bebito al seguito. Il commesso mi guarda un po’ strano. Io francamente sono talmente presa dal fatto che ho versato la tisana sul computer, e che il mio computer è salvo, che quasi mi son dimenticata del porno. Quasi.
Chiedo al commesso “ma i miei dati ci sono ancora” e lui “certo, tutto è come prima” (sorrisino). Ah bene. “Figür da merda”, appunto.

Vado a casa e accendo il computer. Tutto sembra normale. Niente di vietato ai minori, per il momento. Forse nessuno se n’è accorto e il tipo mi faceva i sorrisini perché son simpatica. Apro Firefox, per navigare in internet, e…orrore! Tutto è rimasto esattamente come prima. Anche i mille pop-up che si erano aperti. E che ve li lascio solo immaginare. Vagine a go go. Ma non erano porno per donne? E che cazz!

Morale della favola:

1-     Quando vi parlavo della “maternità che mi ha resa più riflessiva, metodica eccetera” e che adesso sto cambiando…bé ne ho la conferma. La Rosi, tutta maternage, pannolini lavabili, e tetta (per allattare, eh!), mai si sarebbe messa a scaricare un porno (anche se per pura indagine sociologica, che avete capito!)

2-     Sono tornata la gaffeuse maldestra di un tempo. E io che speravo di essere cambiata definitivamente.

3-     Ci sono momenti in cui sono felicissima di vivere al nord delle Alpi. Il commesso si è limitato ai sorrisini. Non oso immaginare la stessa scena in terre latine. Con bambino al seguito, poi. 

4-     Sono diventata effettivamente più conservatrice. Lo ammetto. Ma questo non c’entra con la maternità. E’ che sto invecchiando.

E ora lo so che vi state chiedendo se il porno per donne l’ho visto o no. Ovvio che l’ho visto. Ma non vi dico cosa c’è. Se volete lo potete scaricare. E potete anche farne una visione collettiva, visto che domani è l’otto marzo.  Film porno e rutto libero. Occhio alla tisana, però.


P.s. per chi volesse guardare il documentario ecco qui il link: http://la1.rsi.ch/falo/index.cfm?sezid=3707 (Il titolo del documentario è "Senza tabu" purtroppo non riesco a mettere il link diretto!)

venerdì 14 febbraio 2014

Manie

Ricordo che, ormai tanti anni fa, andammo a fare una vacanzina a casa di un'amica con un bambino, un bimbo che aveva più o meno l'età che il bebito ha oggi. La cosa che mi colpì (e divertì) particolarmente era che il simpatico bimbo in questione presentava alcune piccole e simpatiche "manie". Piccole ossessioni, molto divertenti e del tutto innocenti. Niente di grave, ovviamente. Una tra queste era la mania dei trattori. Il piccolo adorava i trattori, al punto che tutto era "trattore": il libro trattore, la maglietta trattore, il gioco trattore, le foto trattore. Una delle sue prime parole era stata, appunto, "trattore".
La mamma del simpatico bimbo era ormai in balia dei trattori, al punto che si vedeva costretta a fare cose pazze per assecondare l'innocente mania del piccolo. Una di queste piccole pazzie era guardare insieme dei video su youtube. Video di trattori. Ora, lo so che voi non lo sapete e che siete totalmente all'oscuro di questa realtà. Ma ci sono persone che truccano i trattori, vanno in giro sgasellando per le campagne, si filmano e poi caricano i video su youtube. Cioè, praticamente una roba che definire "tamarra" é un eufemismo. Eppure lei stava lì con lui ad osservare le simpatiche avventure dei trattori e dei suoi rurali (e felicissimi) padroni. Naturalmente lo faceva roteando gli occhi e dicendo cose tipo "Ohmiodio! C'é gente che fa video del genere??".

Ricordo che all'epoca pensai che questa piccola mania, fosse una specifica caratteristica di quel specifico bambino. Mi sbagliavo, ovviamente (e bisogna dire che mi sono sbagliata su quasi tutti i giudizi dati a bambini, prima di averne uno). Ricordo anche che pensai di volere una figlia femmina. Ma questo non c'entra.

Ora che il bebito ha più o meno la stessa età, anche noi siamo entrati in fase "piccole manie", anzi ci siamo dentro in pieno. E devo dire che la cosa mi sorprende e affascina ogni giorno di più. Una delle manie più accentuate é quella per le automobili (e noi nemmeno ne possediamo una, anzi io non ho nemmeno la patente!) e la mania per le matite colorate, i pennarelli, i pastelli e tutto quello che serve per disegnare, cose che lui definisce con il nome generico di "penne" anzi "pemme". E quindi le nostre conversazioni ultimamente si svolgono più o meno così:

- mamma,là!-
- cosa c'è amore -
- pemma -
- vuoi disegnare? -
- pemma -

Così prendo i pennarelli e i fogli, lui fa due scarabocchi, mi porge il pennarello con aria insistente e poi mi dice:

- Pemma!-
 E io - Vuoi che disegni con te?-
-Siii!-
- E cosa disegno? -
- Auto-

Quindi inutile dirvi che mi sono specializzata nel disegno di automobili. Disegno berline, SUV, macchine sportive, taxi, autoribaltabili, camion, bus e anche betoniere (ma raramente, eh!).
L'unico cambiamento di soggetto che mi viene concesso é il treno. O il papà. Che però è più difficile da disegnare rispetto ad un taxi, no giusto per farvi un esempio. E' che io ci provo a cambiare soggetto è solo che non funziona!

- Cosa vuoi che disegni?-
- Auto!-
- No,dai facciamo un fiore-
- No! Auto -
- Una mucca?-
- Auto-
- Una casa?
- Auto-
- Un gatto?-
- Auto-
- Un treno?-
-eh!- (Accompagnato da un'espressione tipo "eh...se proprio non vuoi fare un'auto").

A volte invece la conversazione va così:

- Facciamo una palla?-
- Auto-
- Un albero?-
- Auto -
- In treno?-
- Mmmmm - (aria dubbiosa) -papà!-

E quindi sono anche diventata un'ottima ritrattista. Ottima per modo di dire.

A onor del vero bisogna dire, però, che l'attività "pemma" riesce ad occuparlo e a farlo giocare DA SOLO, il che é una specie di miracolo. E vederlo tutto concentrato che disegna é una roba di un tenero che mi si scioglie il cuore, manco fosse un Lindor.
Unico neo: i pennarelli sono un tantino sporchevoli. E la loro sporchevolezza apre la porta a svariate sperimentazioni, tipo quella di puntinarsi di verde le piante dei piedi, tenendo premuto il pennarello sulle calze per formare delle grandi palle colorate. Così mi é capitato di mandarlo all'asilo con i piedi a pois verdi. Che bello.
Altro neo é che il bebito diventa pazzo in presenza di qualunque tipo di strumento per scrivere. Se vede qualcuno con una biro è finita: gli si illuminano gli occhi prima di partire con la cantilena "pemma,pemma,pemma". Ho imparato che é cosa buona e giusta mettersi una penna e un bloc notes in borsa prima di andare nonimportadove. L'ho imparato in pizzeria, dopo che ha visto la matita della cameriera scrivere l'ordinazione sul blocchetto. Anzi la pemma della cameriera. Per farlo stare tranquillo ho dovuto dirgli che sarebbe tornata con la pemma. E avrebbe disegnato un'auto. Cosa non si fa. E ho come l'impressione che la fase "manie" sia appena cominciata. Bella lì.

giovedì 30 gennaio 2014

Attrazione fatale


Mi sono ritrovata a riflettere su quale fine stia facendo questo blog.
Ultimamente sono un po’ assente dall’internet, lo ammetto. Leggo poco gli altri blog, leggo controvoglia le e-mail (e magari nemmeno quotidianamente), mi dedico molto poco alla navigazione „generale“, alla ricerca di fatti e notizie interessanti (attività che lo ammetto mi è sempre piaciuta assai).
Il motivo? Ovvio: è il bebito.

Il problema è che per stare un pochino tranquilla al computer, devo essere sicura (ma sicura, sicura) che non ci sia presenza bebitica nel raggio di una trentina di metri. Perché il computer ha su di lui un’attrazione fatale, una specie di charme senza pari. Stessa cosa dicasi per lo smartphone che, se mai fosse possibile, ha un fascino ancora maggiore. E quindi capita che se io, che ne so, mi voglia leggere qualcosa in santa pace sull’internet, lui butti all’aria i cubetti di legno/il trenino/i fogli da disegno/ la palla/ i libri per fiondarsi sulla tastiera del mio computer. Pigiando tutti i tasti e creando fenomeni strani e sconosciuti ai più (tipo, che ne so, cambiarmi in modo irreversibile le impostazioni dello schermo, oppure impostare una foto assurda sul desktop). Da qui nasce lo scazzo famigliare („amore, no dai, dai, ahia, no, azz, non cancellare tutto! Aspett! No, o! No, che fai!.
Vabbé. Giochiamo con la palla?“)

lunedì 6 gennaio 2014

Soprammobili

Ohmiodio!

E‘ talmente tanto tempo che non frequento il mio blog che pensavo di essermi dimenticata l’indirizzo. Ebbene sì.
Dunque questo dicembre è stato al cardiopalma, ve lo dico. Tanto lavoro da sbrigare, pacchi, pacchetti e pacchettini da impacchettare, formulari da compilare (perché la fine dell’anno è anche periodo di affaccendamenti burocratici) e poi, naturalmente, il grande viaggio. Che io sarò viziata, eh, però il classico viaggio verso sud che si fa per le vacanze di Natale mi spezza in due. Senza parlare della girandola di visite parenti, amici, cene, pranzi e poi ancora pranzi e ancora cene. Il che mi rende molto felice, credetemi. Però allo stesso tempo mi fa sentire un tantino sbatacchiata. Non so se rendo l’idea.

Io, per non smentirmi mai, ho vomitato a getto tra il 23 e il 24 , mangiato troppo il 25 e ristata male il 26. No, non ho problemi alimentari credetemi. Son sensibile ai virus. Almeno credo. Il bello è che ho avuto molto appoggio morale: tutti ci hanno tenuto a dirmi che "ancora???". Si lo so, dovrei smetterla di farlo apposta, giusto per rendermi odiosa. Questa, per chi non l'avesse capito, è una frecciatina (perché a Natale siamo tutti più buoni, no?).

lunedì 16 dicembre 2013

Ricordi

Il mio Mac è tornato. Ora funziona perfettamente. E io posso tornare a scrivere. Peccato che il computer sia stato completamente svuotato. E per svuotato intendo dire che niente di tutto quello che c'era prima, c'è ancora.

Lo so che le persone normali fanno sempre dei gran salvataggi di tutti i dati. Lo so che è un atteggiamento da persone sagge. Lo so. E io, in parte, l'ho fatto. Un po' di tempo fa. Occhei, forse un po' troppo tempo fa. E ovviamente mica potevo prevedere la morte improvvisa del mio computer! Abbiate pietà. E' da qualche giorno che mi batto il pugno sulla testa dicendomi "ma quanto sei cretina?". Parecchio, effettivamente. Perché dai, caspiterina! Non tenersi aggiornati con il backup è da cretini. No, non vi sto dando dei cretini, dai. Lo so che sono cose che tutti sanno, ma che alla fine pochi fanno (o no?).

Ora, non è che io avessi chissà che robe trascendentali salvate sul computer. Niente tesi di dottorato, romanzi in più volumi o ricette segrete andate perdute per sempre, per intenderci.
Però avevo un sacco di foto. Avevo un sacco di foto del bebito. Foto che saranno perdute per sempre. Foto di noi due insieme che ci facciamo gli autoscatti, durante i lunghi pomeriggi della pausa maternità. Le cinquemila foto dei suoi primi sorrisi con o senza denti. Le foto di quella sera in cui facemmo le undici di sera, io con un vestito viola, lui ben chiuso nella fascia. Foto delle nostre serate estive. Foto del suo primo caco (sì, perché è stato questa la prima cosa che ha assaggiato, dopo la tetta di mammà). Foto delle nostre gite in montagna. Foto dei nostri amici in visita. Insomma un sacco di foto, che in questa magnifica era digitale, una volta cancellate, non torneranno mai più.
In realtà devo ancor quantificare l'entità del danno, nel senso che forse nella memoria di qualche macchina fotografica abbandonata, qualcosa è sopravvissuto. Forse. Ora devo prendere il coraggio di cercare.
Che strano, però. Ora potrei dilungarmi in un banale discorso su come si stava meglio prima, quando le foto al massimo potevi perderle, strapparle, bruciarle. Ma centinaia di foto non si volatilizzavano in un paio di secondi, con un paio di click. Centinaia di foto occupavano un sacco di spazio e a meno che ti andasse a fuoco l'armadio, l'evento "scomparsa" non era contemplato.
Potrei anche dilungarmi nel banalissimo discorso che i ricordi si tengono nel cuore, eccetera eccetera.

Ora, vi devo dire la vera verità. O almeno quello che ho pensato in relazione a questo evento.
La prima cosa che è che, come ho già detto, son cretina. Cadere in questo tranello è veramente banale.
La seconda è stata che, in fondo, non è poi così grave. Perché in quest'era digitale di foto ne scattano tutti, talmente tante, talmente tanto e in modo tanto compulsivo che è impossibile restare senza. Ne consegue che nei computer di amici e parenti, qualche ritratto del bebito si deve essere salvato. Per forza. E forse, chissà...saranno solo gli scatti buoni.
Perché se c'è una cosa che mi sento di dire a proposito dei tempi andati, e che si può applicare anche ai bei tempi presenti, è che le foto che reggono al tempo, quelle che invecchiano con noi, che sono portatrici di ricordi, bé non sono mai tante. Sono giusto quella decina buona.
E il resto, sì, fatemelo dire, resta dentro di noi. Noi che, grazie al cielo, non siamo computer e i ricordi non li misuriamo in pixel.

Intanto però voi fatene una copia, non si sa mai.

lunedì 25 novembre 2013

La sfiga

Chissà per quale assurdo, misterioso, mirabolante motivo...la sfiga riesce sempre a fare centro. E quando dico centro, intendo dire che le riesce di fare le cose giuste, al momento giusto. Se non fosse che é una gran stronza, ci sarebbe da invidiarla, la sfiga. Io ho il tempismo di  un bradipo zoppo e lei di un ghepardo dopato. Per dire.

Sono reduce dalla più lunga influenza della mia vita. Occhei forse sto esagerando. Ma sette giorni, e dico sette, di malanni/naso colante/dolori muscolari/echipùneha sono qualcosa che non mi accadeva da un bel po’. E che mazzata, gente!

E ovviamente la superinfleunza mi é venuta durante l’unica,e dico l’unica settimana di assenza totale del mio compagno. La sfiga, appunto. Lui, che si prende male ad uscire per fare un aperitivo, lui che si preoccupa sempre per noi e che in questi 18 mesi da famiglia, non si é mai assentato per un giorno. Lui ha deciso (di comune accordo e per ragioni che non vi sto a dire) di rimpatriare in terra italica per una settimana. Secondo i programmi noi ce ne saremmo rimasti qui, nella rampante Berna, soli soletti, io e il mio bambino. Cosa che, ve lo devo dire, mi sembrava anche simpatica e divertente.

E poi la sfiga in formato virus é venuta a farmi visita. Brutta storia. E ho capito che essere sola, sola con un bambino non é che sia la cosa più semplice del mondo. In particolare quando l’infleunza ti ha messa al muro.
Eppure ce l’ho fatta. Siamo sopravvissuti, tutti e due. E questo, ve lo dico, mi gonfia di orgoglio come un gallo cedrone. Mi sento una supermamma.
Occhei i miei riflessi sono stati un po’ così, e dunque il bebito, a tratti, é completamente sfuggito al mio controllo. Per esempio quando ha trovato non so dove (e si lo so che dovrei essere più ordinata) un pennarello verde con il quale ha pasticciato i muri, il tavolo, il tavolino della sala, il mobile della sala e le tende. Ma dai, son cose che capitano. O no? E’ che in quel momento mi devo essere accidentalmente addormentata.
O per esempio quando ha mangiato un numero non specificato di galatine riuscendo a rosicchiarle dall’involucro di plastica. Non ce l’ho fatta a fermarlo.
E che credetemi essere febbricintanti con una creatura di 18 mesi per casa é un’impresa che sa di epico. E mai nella vita mi sarei immaginata di ritrovarmi a vomitare e contemporaneamente a cercare di impedire che il mio bambino si bevesse il balsamo. Oppure di ritrovarmi moribonda sul divano alle otto di domenica mattina a farei versi di tutti gli animali, compreso il coniglio.
E lasciatemelo dire, ho preso l’unica influenza al contrario,quella che ogni giorni che passa stai peggio. Che bello.

Detto ciò ci sono due cose che che ho scoperto, in questa lunga e virulenta settimana:

- Mio figlio é un Gourmet. Dopo mesi e mesi di esclusiva cucina del papà (sì, lo so sono fortunata) la mamma si é rimessa ai fornelli. E diciamoci la verità, io non é che sia proprio uno Chef. Anzi, diciamoci la verità in cucina faccio proprio pena. E se già faccio pena di mio, immaginatevi un po’ come possa essere abile con l’influenza.
Così, confesso, il povero bebito si è dovuto subire la mia cucina. E una sera, abbiamo cenato con latte e cereali. No, non ce la facevo proprio a cucinare.
E’ solo che lui mi ha guardata con gli occhioni, ha guardato la tazza con i cereali, si é girato verso i fornelli. E poi mi ha riguardata, con quella faccia un po’ così, come d a dirmi"mamma, mi stai veramente dicendo che questa é la cena?”. Ora, vorrei anche specificare che la cena con latte e cereali non é niente di paticolarmente strano qui in terra svizzerotedesca. Anzi io direi che cenare a cereali é un passo verso l’integrazione. Che é quello che gli ho detto al bebito: “magna amore che qui con gli zucchini ci dobbiamo integrare”. Lui nel frattempo ha continuato a guardarmi come a volermi dire “mamma, io qui ci son pure nato. non esageriamo, eh!”.-

- E poi adesso lo devo dire. Ti ho maltrattata, giudicata. Ho parlato male di te e ho pensato, a tratti,di cavarmela senza il tuo aiuto. Anzi, ho pensato che fossi più un peso che un aiuto.
Ma cara tetta, te lo devo dire. Grazie.
Senza allattamento non me ce la saremmo mai cavata: io, il bebito e il virus.
Perché il latte di mammà é una specie di calmante naturale. E ci fa sentire così vicini. E ci fa sentire così bene. E stretti, stretti nell’abbraccio dell’allattamento mi sono sentita tranquilla, protetta, con tutto sotto controllo. E ci siamo fatti anche delle gran dormite.
Insomma dai, alla fine a ben guardare, siamo stati un po' due bradipi addormentati e abbiamo vissuto momenti di una disarmante tenerezza.

E adesso son guarita (o quasi). Pronta a ripartire e ad affrontare questo mirabolate inverno bernese.
Ce la posso fare. Yuhuuuuuu.


domenica 10 novembre 2013

Riflessioni. Poi smetto.


 

Ah! Pensavate che fossi sparita tra una session di allattamento e l’altra? Che le tette si fossero impossessate di tutto il resto del mio corpo? Ebbene vi si siete sbagliati... perché sono ancora qui!

Ora, nel frattempo mi si é scassato il computer e sto scrivendo dal vecchio Fujitsu Siemens, che bisogna dirlo, non é un computer. E’ un highlander. E nel frattempo rifletto sull’acquisto del mio Mac fighetto, che dopo un anno e mezzo di vita é finito in riparazione (e tornerà - forse - tra DUE settimane). E il vecchio Fujitsu accompagnato dal caro Ubuntu gli ha bagnato il naso. E il vecchio Fujitsu accompagnato da Ubuntu sarà costato la metà. Ma vabbé. Non voglio fare pubblicità al Fujitsu. Però la farei volentieri a Ubuntu. Ma lasciamo stare. Anche perché il Fujitsu ha un problemino con le i, e se mi dilungo troppo questo post sarà composto da tante e infinite i.

Vi ho lasciati in totale sbattimento tra una notte insonne e l’altra. Nel mio ultimo post, scritto in un momento di grave difficoltà e sincero scoramento, mi lagnavo sproloquiando sul futuro del mio allattamento.
Come é andata a finire? E’andata a finire che ci ho pensato su. Ci ho pensato su a lungo. E sono giunta a svariate conclusioni:

1- L’allattamento finisce sempre sul banco degli imputati. Sempre. E a volte siamo noi stesse a mettercelo. Perché, se da una parte, i bambini  allattati si svegliano effettivamente più frequentemente rispetto a quelli non allattati, quando le sveglie sono troppe un motivo c’é. E la pazza ricerca della tetta non ne é che il campanello d’allarme.

2- Allatto un bambino di 18 mesi e, ggggiuro, non pensavo di arrivare fino a qui. Ovvio, l’UNICEF e l’OMS consigliano l’allattamento fino ai due anni (ed oltre). Ovvio sono una grande sostenitrice del latte di mammà, ovvio la tetta é troppo comoda, eccetera eccetera. Però nel più profondo di me, pensavo che ad un certo punto passato l’anno avrei piano, piano smesso. Il problema é che non ho considerato cosa ne pensasse lui. E con lui intendo il bebito.

3-A un certo punto ho deciso di smettere di allattare di giorno. E’ vero, il bebito ha smesso di chiedere e io ho smesso di offrire. Ma quando ha ricominciato a chiedere (perché é successo) io l’ho respinto. Mi fa male ammetterlo, ma é così. Perché l’ho fatto? Ora, starete pensando che l’ho fatto perché ad un certo punto mi è venuto in mente che rivolevo indietro il mio corpo, mi é venuto in mente che non potevo essere così legata  a lui. Ho sentito l’esigenza di un’indipendenza. Ho riflettuto molto anche su questo. Ed ora vi dico che ho iniziato a svezzare mio figlio per paura. Paura del giudizio degli altri. Paura di fare qualcosa di male,di sbagliato. Paura di ritrovarmi ad allattare un bambino che va alle elementari. Paura che così facendo si legasse troppo a me o io mi legassi troppo a lui. Insomma: TUTTE CAZZATE. Certe idee sono dure a morire. Crescono dentro di noi come un’edera rampicante e si affrancano ad ogni nostra piccola incertezza. Ad ogni nostro piccolo dolore. E così mi sono incaponita. Come se abbracciare mio figlio per un quarto d’ora al giorno fosse una cosa chissà che faticosa.
La superichiesta bebitica della notte forse ha compensato la sua mancanza del giorno. Perché poppare non è mangiare. Poppare é sentirsi rassicurati, amati, coccolati. Non bisogna mai dimenticarlo. E non devo dimenticarmi di fidarmi di lui. Sempre. Anzi, adesso me lo scrivo pure sullo specchio “Fidati del bebito. La fiducia è alla base di qualunque rapporto d’amore”.

4- Ho il diritto di dire di no. Ecco. Può sembrare un po’ in controtendenza rispetto a quello che ho appena scritto sopra, ma non é così. L’allattamento é qualcosa di bello per entrambi. E così deve restare. Se per uno dei due diventa pesante, spossante, noioso e troppo impegnativo, allora c’é qualcosa che non va. E tra lo smettere di allattare e il decidere come farlo, c’é una bella differenza.

5- Rileggendo questo blog a ritroso ho scoperto di essere sempre stata molto sincera. Forse troppo. E ho scoperto che i problemi sono ciclici. E che poi passano. E che ogni cosa è transitoria. Anche questa me la scrivo sullo specchio, và. Giusto per non dimenticare.

E oltre a tutte queste riflessioni, ho avuto la fortuna di ricordare di avere un’amica fantastica. E di ricordare quanto l’amicizia, quella vera é profonda, abbia la capacità di farci riflettere, di guarirci, darci coraggio e permetterci di guardarci dentro con la stessa semplicità di un’immagine riflessa allo specchio.
La mia amica fantastica é una di quelle che, se anche non sento per mesi, so che posso contare su di lei, so che é sempre lì. Senza rancori e senza silenzi. So che é sempre dalla mi parte perché mi vuole bene. Senza se e senza ma. Una specie di sorella, con la differenza che una sorella non la scegli, ti capita. Un’amica invece te la scegli.
E cosi,oggi in un momento di sconforto, l’ho chiamata. E lei mi ha detto qualcosa di semplice e bellissimo allo stesso tempo: tu pensi troppo. Ti tiri troppe storie. Smetti di pensare. Smetti di pensare che abbracciare tuo figlio dandogli o no la tetta sia male. Vivi giorno per giorno. E coccola. Se tuo figlio ti chiede una coccola non vuol dire che é viziato, vuol dire che ti ama. Il giorno in cui ti chiederà un pupazzo in più, l'ennesima playstation o chenesoio, ne riparleremo. Fregatene di quello che ti dice la gente. La gente non sa un bel niente di te, del bebito.
E poi...ti fai tutte ste paranoie anche per il giorno in cui toglierà il pannolino? Mi sembra proprio di no. Sappiamo tutti che quando sarà pronto,smetterà di farla nel pannolino. E quando sarà pronto smetterà di chiedere la tetta.

Questo post é dedicato a tutte le mie amiche lontane,

A quella che ho già citato.

A quella pazza, con i capelli rossi, con cui ho passato intere notti tra cosmopolitan, caramelle gommose e leisachealtro.

A quella con cui ho condiviso per anni la stanza e i sogni, che è diventata mamma per la seconda volta e che non riesco mai a chiamare.

A quella che vive a Londra e che si sposa l’anno prossimo.

A quelle che adesso sono pazze per lo yoga.

So che,anche se non ci sentiamo spesso, ci siete. E il solo pensarlo, mi rende felice.

p.s. sul fatto che io pensi troppo, me l’ha detto pure mio zio, il quale cito testualmente:
“ Sì però te se propri un po’ pesanta, e la mama el fiooo. E ma dai! Sta tranquila!
p.s. 2 resta il fatto che quando non si dorme, si sbarella.
p.s3 iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii


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